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Il pensiero del mese è per una recente domenica, passata con la famiglia per visitare il nuovo “MUSE”, l’avveniristico museo di Scienze  Naturali di Trento, la cui architettura concepita dall’architetto Renzo Piano già da sola merita la visita.

Un FabLab era presente nel museo, con un giovane tecnico pronto ad illustrare al grande pubblico le nuove tecnologie messe a disposizione e le varie opportunità delle stesse. Una stampante 3d “sibilava” per mostrare con quale facilità si poteva riprodurre un monile del paleolitico dopo averlo scansionato con un apposito “scanner 3d”.

Nello shop del museo mi imbatto in un simpatico robottino giocattolo che si chiama “Brush Robot” e che scherzosamente consiste in una spazzola con applicato un piccolo motore che la fa “vibrare” per procedere in avanti. Un simpatico giocattolo con tanto di occhi che ho voluto acquistare per pochi euro per esibirlo sulla mia scrivania tra i veri progetti di macchine industriali.

Questi due episodi uniti assieme mi riportano alla memoria un articolo pubblicato su Repubblica del 24/05/2013 di una intervista a Neil Gershenfeld, ideatore nel 2003 del primo FabLab presso il MIT di Boston che afferma: “Costruiremo aerei con un clic, la macchina di Star Trek è realtà!”.

Riassumendo Neil Gershenfeld spiega che tale affermazione non si riferisce alle sole stampanti 3d, ma ad una nuova macchina che si sta studiando  e sperimentando che paragona al “replicator” della nota serie di film di fantascienza. Con tale macchina si vuole arrivare alla produzione diretta di oggetti complessi e già funzionanti.

Spiega questo obiettivo con la sempre maggiore facilità di trasformare le cose in dati e i dati in cose. Il governo degli Stati Uniti ha stanziato diverse centinaia di milioni di dollari per la ricerca in questo settore.

Potrà quindi accadere  un giorno che vi sia ampia disponibilità di “progetti” on line tale che ogni persona possa “scaricare” le informazioni necessarie per produrre da sé l’oggetto di cui necessita?  Vi sarà una rivoluzione dell’economia e del mercato che porterà le industrie a divenire centri per la ricerca e lo sviluppo di prodotti poi adatti ad una produzione “diffusa”  e realizzata direttamente dagli utenti?

Non sono in grado di fornire risposte e devo ammettere che i progressi tecnologici non finiscono mai di stupirmi per le improvvise accelerazioni che periodicamente avvengono in determinati ambiti della ricerca e del mercato.

Credo però che arrivare a un livello di sviluppo tecnologico simile a quello appena descritto richieda ancora sforzi e tempi molto lunghi per poter avverarsi. Personalmente utilizzo da circa quindici anni alcune tecnologie ora tanto in voga come quelle delle stampanti 3d. Da allora ho visto migliorare la tecnologia, diminuire i prezzi della prototipazione rapida e una maggiore velocità di esecuzione. La tecnica si è diffusa  al punto che attualmente è impensabile costruire costosi stampi di componenti, senza passare prima dalla stampa rapida per prototipare e collaudare la bontà del progetto.

La stampante 3d indipendentemente dal livello tecnologico raggiunto potrà stampare solo se dispone di dati. Ma la complessità dei dati dovrebbe tenere conto dell’esperienza industriale di anni, della conoscenza delle esigenze di settore, della capacità di innovare e di investire nella ricerca di nuove tecniche di funzionamento e assemblaggio e della continua ricerca di nuovi materiali e tecnologie.

Inoltre le tecnologie sono complesse e dubito che i “segreti” industriali, i saperi elettronici di programmazione e buon assemblaggio e specialmente i servizi di assistenza dei prodotti  nel tempo, con ricambi, consigli e operatività di tecnici esperti possa essere facilmente sostituito da una “stampata”.

“Stampata” adatta però al giocattolo robot che ho acquistato per scherzo ed adatta anche a molti altri oggetti che forse oggi ancora non possiamo immaginare.


Arch. Valerio Facchin 

“Brush Robot” 4M

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